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800: quando la nocciola entrò nel cuore dei cioccolatieri torinesi

Gianduja, da maschera a crema

Il nuovo impasto prese il nome dalla più celebre maschera piemontese

Fare di necessità virtù… è un’arte molto antica che ha creato ricette squisite nella tradizione culinaria italiana. Tra queste un posto d’onore è riservato sicuramente alla crema al gianduja.

Non era raro in passato che i cioccolatieri mischiassero nocciole e cacao al fine di ottenere del cioccolato alle nocciole, ma è dall’inizio del 1800 che questa ricetta si affinò conquistando i palati di tutto il mondo. All’inizio del secolo, infatti, il blocco economico ordinato da Napoleone nei confronti dei prodotti dell’industria britannica e delle sue colonie, rese faticoso l’approvvigionamento di cacao che arrivava in Europa in quantità ridotte e a prezzi sempre più alti. Ma i cioccolatieri torinesi non si diedero per vinti e iniziarono a mescolare il cacao con le nocciole locali, tostate e finemente polverizzate. E’ a questo punto della storia che entrò in scena la “Tonda Gentile”, nocciola di cui era sicuramente più economico rifornirsi nelle vicine Langhe e che donò carattere e morbidezza al sapore e alla consistenza della nuova crema.

Ma da dove arriva il nome gianduia? La versione più accreditata della storia sull’origine del nome fa risalire tutto a una parata di Carnevale del 1866 per le strade di Torino. In quell’occasione un attore vestito da Gianduja, celebre maschera simbolo dell’intera città, distribuì i primi cioccolatini preparati con l’impasto di cacao e nocciole rendendoli definitivamente popolare. E mai associazione fu più felice, la storia della maschera, infatti, è proprio quella di un semplice contadino che diventa con il tempo un allegro gentiluomo amante della buona tavola e simbolo di un’intera Regione. Carriera speculare a quella della crema al cacao e nocciole, prima più umile surrogato del cioccolato e in seguito ricetta apprezzata e chiamata a rappresentare la tradizione piemontese.

La Crema al Gianduja di B.Langhe raccoglie la tradizione torinese scegliendo le nocciole migliori, cresciute su terre che sanno offrire le corrette qualità organolettiche e un’ideale esposizione al sole. Gli estimatori della “Tonda e Gentile” devono assaggiare anche la Crema Bianca di Blanghe, la giusta celebrazione di un umile ingrediente che ha fatto ricca la tradizione cioccolatiera piemontese.

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